Un posto a cui tornare

C. ha 43 anni, 10 dei quali vissuti per strada, sotto la scalinata di un centro sportivo. Il suo corpo stanco e la sua testa fragile non gli hanno mai permesso di svolgere altro che qualche lavoretto saltuario, appena sufficiente per i beni di prima necessità e per qualche pacchetto di sigarette.

Lui è un tipo di natura simpatica e aperta, reso solitario e diffidente dalla vita. Una vita di scelte sbagliate, di cui è fin troppo consapevole, ma anche di promesse non mantenute da parte delle persone attorno a lui, che non hanno voluto o saputo aiutarlo.

Più passa il tempo, più svanisce la speranza di un futuro migliore. L’anno appena trascorso è stato particolarmente difficile per lui. L’abbiamo visto passare da una rabbia crescente nei confronti del mondo a una depressione inusuale per una persona come lui, che in tanti anni non si era mai lasciata andare del tutto allo sconforto. Siamo arrivati a temere il peggio.

Abbiamo iniziato ad attivare la nostra rete sul territorio con particolare urgenza e i risultati sono stati straordinari. Poter dormire in una stanza, con un bagno. Avere un lavoro temporaneo, ma continuativo. Sono cose che noi diamo per scontate, ma chi non le ha sa quanto possono far sentire radicati nel mondo. I tratti di C. cominciano a distendersi, torna a mangiare, a scherzare con noi.

Un posto in cui si è attesi, un posto a cui tornare: non serve molto per ridare speranza a chi l’ha persa in una vita in cui si capita per errore e non ci si riesce più a scrollare di dosso.

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