La misura della dignità

La storia di M. è particolare. Si trova in una sorta di limbo: la sua vita ha preso una svolta imprevista e sa di essere ad un passo dalla povertà estrema. Ma non si arrende. Quella che segue è una sua riflessione: 

“Quando si perde ogni appoggio ci si rende conto di quanto sia sottile il confine tra la serenità e il disagio. Quando lo si supera svanisce un’illusione e ci si accorge immediatamente delle contraddizioni del vivere. La prima cosa che viene a mancare è il lavoro: l’impossibilità o l’incapacità di rimettersi in gioco erode velocemente i risparmi. Finiti quelli, si inizia a perdere l’auto, la casa, i propri oggetti. Poi l’igiene, la fede. Infine inizia a mancare il cibo. Restare senza casa significa essere obbligati a una continua transumanza, che cancella ogni scopo e condanna all’apatia. Perdere il ritmo in un mondo che corre veloce significa perdere i propri diritti e i propri affetti. Tentando di galleggiare si affonda, nella noncuranza generale. A volte ci si chiede perché continuare a resistere. Non c’è come rischiare di trovarsi in questa condizione per sentire la vicinanza con chi già la vive. Non posso più voltarmi dall’altra parte: fino a quando avrò un cuore, lo userò per chi non lo sente più.”

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