Il coraggio di lasciarsi aiutare

Tra i senza fissa dimora di Varese, D. è conosciuto come uno di quelli che non vogliono essere aiutati. La sua stessa famiglia si è dovuta arrendere, dopo aver provato a stargli vicino per tanto tempo senza successo.

D. ha un problema con l’alcol e recentemente, dopo aver bevuto, è caduto in malo modo e si è procurato una serie di fratture e un omero rotto. Solo dopo tre giorni dalla caduta si è lasciato convincere ad andare in ospedale per farsi operare.

Come da prassi, dopo il breve periodo di osservazione, D. è stato dimesso, ancora dolorante e senza un posto dove andare. A nulla sono valse le richieste di tenerlo in ospedale qualche giorno in più.

Abbiamo subito preso accordi con un albergo per garantire a D. altre notti serene di degenza, in un posto tranquillo e pulito. Ma non possiamo permettercene molte: tolti i punti in pronto soccorso, D. è tornato in strada, con la sua spalla al collo.

Noi cerchiamo di stargli vicini al meglio, ma siamo a pezzi all’idea di non potergli garantire nulla di quello di cui ha bisogno una persona nel suo stato: un letto comodo, un aiuto per vestirsi e lavarsi, la fisioterapia. Ci consoliamo pensando che almeno per una volta, Davide ha deciso di lasciarsi aiutare. E noi, nei limiti del possibile, c’eravamo.

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